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Lunedì, 08 Giugno 2020 10:34

Coronavirus e viaggi annullati: voucher o rimborso?

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Come è noto la necessità di contenere la diffusione del coronavirus ha portato all’annullamento di viaggi. Per coloro che avevano già acquistato i biglietti è previsto in alternativa il rimedio del voucher o del rimborso per il viaggio annullato causa Covid-19: a chi spetta la scelta?

Coronavirus e diritti dei viaggiatori

Le misure introdotte per limitare la diffusione del coronavirus, e il protrarsi dell'emergenza Covid-19, hanno portato all’annullamento di viaggi (non giustificati alla luce della normativa Covid-19) e di tutti quegli eventi che comportano la formazione di assembramenti, quali eventi e forme di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso. Abbiamo trattato l'annullamento di concerti e spettacoli causa coronavirus nell'articolo: Covid-19 e spettacoli annullati. Quali tutele per il consumatore?

In caso di viaggio annullato causa coronavirus la normativa emergenziale prevede che i consumatori abbiano diritto ad ottenere l’emissione di un voucher oppure il rimborso delle spese anticipate per il viaggio (es. per albergo, prenotazione del volo ed altro).

Tuttavia la legge 24 Aprile 2020 di conversione del Decreto Legge “Cura Italia” non specifica se la scelta sulla tutela esperibile spetti all’organizzatore (agenzia viaggi) o al consumatore in possesso del biglietto.

La soluzione a questo problema è notevole, in quanto è naturale che organizzatori ed agenzie viaggi tenderanno a privilegiare l’emissione di voucher al fine di evitare esborsi sicuramente ingenti, mentre i consumatori preferiranno il rimborso così da recuperare il denaro già speso per il viaggio annullato causa coronavirus.

I termini per presentare la domanda

Entro 30 giorni dalla data prevista per la partenza (per il viaggio annullato) il consumatore dovrà inoltrare al vettore o alla struttura ricettiva o all'agenzia viaggi la richiesta di rimborso o di emissione del voucher, allegando la documentazione comprovante il titolo di viaggio o la prenotazione di soggiorno o il contratto di pacchetto turistico.

Il rimborso o l’emissione del voucher dovrà avvenire entro 30 giorni dalla presentazione della richiesta.

Ovviamente non sarà dovuta alcuna somma a titolo di risarcimento del danno, neanche qualora il volo o il viaggio o il soggiorno siano stati cancellati dai rispettivi gestori o agenzia viaggi vista l’eccezionalità e imprevedibilità della situazione che ha impedito l’esecuzione della prestazione.

Rimborso o voucher?

L’indeterminatezza normativa circa a chi spetti la scelta tra rimborso o voucher potrebbe essere risolta alla luce della disciplina ordinaria.

Ed infatti il Codice del Turismo prevede che in caso di recesso da parte del viaggiatore per circostanze inevitabili e straordinarie - come quelle attuali dovute al coronavirus – quest’ultimo abbia diritto al rimborso integrale di quanto versato.

Ciò conformemente a quanto disposto dall’articolo 1463 del Codice Civile che, per tutti i contratti a prestazioni corrispettive, in caso di impossibilità sopravvenuta della prestazione per una parte (nel caso di specie: la compagnia aerea o l’agenzia viaggi) l’altra (il consumatore) ha diritto alla restituzione delle prestazioni già eseguite, e quindi per ciò che qui ci interessa al rimborso del prezzo già pagato per il viaggio.

In caso di viaggio annullato invece è prevista sempre l’alternativa tra voucher e rimborso e, in base all’interpretazione maggioritaria della norma, la scelta spetterebbe al consumatore.

Pertanto, già alla luce dell’impianto normativo generale si dovrebbe propendere per dare prevalenza alla volontà del consumatore circa il rimedio da esperire, se voucher o rimborso: un’interpretazione contraria comporterebbe una lacuna enorme rispetto alla tutela del soggetto debole del rapporto, il consumatore, quanto meno sotto due profili:

  • la durata limitata del voucher, che potrebbe comportare l’impossibilità del viaggiatore di fruirne nel tempo stabilito dalla legge o anche nel caso in cui l’organizzatore ne preveda per ipotesi una maggiore;
  • l’impossibilità di prevedere l’andamento dell’epidemia Covid-19 e soprattutto quanto questa potrà incidere sui vari Stati, perché magari il viaggiatore potrebbe doversi “accontentare” di fare un viaggio in una località o a condizioni diverse rispetto a quelle originariamente volute.

L'orientamento Comunitario

In considerazione di ciò, appaiono corrette le linee guida dettate dalla Commissione Europea che danno prevalenza alla tutela del consumatore.

Infatti sul sito del Parlamento Europeo si legge:

“I passeggeri hanno il diritto di scegliere tra voucher e rimborso per tutti i viaggi cancellati, inclusi i biglietti di voli, treni, autobus e traghetti, e per i pacchetti di viaggio”.

Inoltre viene specificato che:

“i voucher devono avere una validità minima di un anno e devono essere rimborsati entro un anno se non sono utilizzati. Le compagnie di trasporto devono essere flessibili: per esempio devono permettere ai passeggeri di fare lo stesso tragitto alle stesse condizioni di servizio. I voucher dovrebbero anche essere trasferibili a un altro passeggero”.

Conclusioni

È ancora presto per sapere come i Giudici nazionali interpreteranno la normativa emergenziale Covid-19, ma è lecito aspettarsi un’interpretazione conforme a quella comunitaria e ispirata alla tutela del consumatore per viaggi annullati causa coronavirus.

In tal caso, se il viaggiatore non potrà o non vorrà accettare il voucher in luogo del rimborso per il viaggio annullato, avrà la possibilità di far valere i suoi diritti.


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di Caterina Martino

Caterina Martino


Avvocato civilista a Firenze. Mi occupo prevalentemente di Diritto di Famiglia, Diritto del Lavoro e Diritto Agroalimentare.
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