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Lunedì, 27 Aprile 2020 23:31

Covid-19 fase 2: spostamenti, cambi di domicilio e residenza. In evidenza

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dpcm 26 Aprile covid-19 fase2 immagine da eff.org

Il 26 aprile 2020 è stato emanato il tanto atteso Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che pone le basi per la tanto attesa “Fase 2” dell'emergenza Covid-19, programmando la fine del lockdown imposto dal coronavirus.

Residenza, domicilio e “abitazione”; si può andare nelle seconde case?

Il decreto chiarisce che le nuove norme entreranno in vigore a partire dal 4 Maggio e vi resteranno fino al 17 Maggio, con alcune eccezioni per le quali l’efficacia è anticipata al 27 Aprile.

Per un excursus sulle attività che sarà possibile svolgere nella “Fase 2” a partire dal 4 Maggio, vedi l'articolo su il DPCM del 26 Aprile aggiornato alle FAQ della Presidenza del Consiglio.

In particolare, l’articolo 1 del DPCM, rubricato “Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale”, prevede che:“

“1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sull’intero territorio nazionale si applicano le seguenti misure:

a) sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie; in ogni caso, è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; è in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”.

articolo 1 del DPCM: “Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale”

Riconfermati i motivi giustificativi degli spostamenti, con qualche apertura

Come ormai sappiamo, fino al 4 Maggio saranno consentiti gli spostamenti solo per comprovate esigenze di lavoro e di salute, oltre che per motivi di necessità (es. fare la spesa) all’interno del Comune nel quale il soggetto si trova oppure di assoluta urgenza – criterio questo molto più restrittivo – al di fuori del territorio comunale.

Dal 4 Maggio, invece, all’interno della Regione – e non più del solo Comune - ci si potrà spostare per i consueti motivi di salute e di lavoro, nonché per ragioni di necessità in cui è ricompresa la possibilità di fare visita ai congiunti (prima consentita solo per assisterli, quindi per motivi di salute).

Gli incontri dovranno comunque avvenire nel rispetto della distanza di almeno 1 metro e del divieto di assembramento, nonché utilizzando i dispositivi di protezione individuale (in primis mascherine).

Le visite ai congiunti comunque non sono considerati motivi di “assoluta urgenza”: per cui non si potranno ancora andare a trovare i parenti che abitano in una Regione diversa.

L’assoluta urgenza infatti giustifica gli spostamenti (che pare potersi intendere come temporaneo, quindi con immediato ritorno al luogo di residenza, dimora o domicilio) e i trasferimenti (quindi spostamenti definitivi, che non prevedono un ritorno – quanto meno immediato - nei luoghi di cui sopra) fuori dalla propria Regione, sempre unitamente alle comprovate esigenze di lavoro e di salute.

Il decreto del 26 Aprile reinserisce infine la possibilità di fare rientro “in ogni caso” presso il domicilio, abitazione o residenza; possibilità già prevista nel DPCM dell’8 Marzo e poi vietata con il DPCM del 22 Marzo, che dalla data di entrata in vigore (23 Marzo 2020) aveva bloccato molte persone che si trovavano fuori casa per i più vari motivi.

Cosa vuol dire “in ogni caso”?

Tale espressione non era presente nel DPCM dell’8 Marzo (che recitava solo “è consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”), quindi la scelta di inserirla dovrebbe interpretarsi come una volontà di allargare le maglie dei casi che consentono di fare rientro nei luoghi di domicilio, abitazione o residenza.

Tuttavia, anche alla luce del consueto annuncio con cui il Presidente Conte ha anticipato i contenuti del DPCM, non apparirebbe coerente con la logica e la ratio dei decreti “anti-coronavirus” estendere la giustificazione a rientri causati da spostamenti originariamente illegittimi.

Quindi, se ci si sposta al di fuori dei motivi consentiti pensando poi di poter usufruire dell’escamotage del ritorno a casa non è detto che non vengano irrogate le (gravi) sanzioni previste.

Un’interpretazione più coerente sul modello di “Fase 2 Covid-19” delineato dal Governo potrebbe invece essere quella di far rincasare tutti quei soggetti che non hanno avuto la possibilità di far ritorno presso la propria abitazione o domicilio a causa delle repentine restrizioni entrate in vigore il 23 Marzo.

Alla fine dell'articolo verrà esposta l'interpretazione data dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e le conclusioni che sarà possibile trarne.

Cosa si intende per residenza, domicilio, dimora e abitazione?

Tali termini sono molto spesso utilizzati nel linguaggio comune come sinonimi, mentre a livello giuridico hanno un significato ben preciso (fatta eccezione per l’abitazione, come diremo a breve).

La dimora è genericamente il luogo luogo in cui il soggetto si trova, anche solo occasionalmente o transitoriamente purché per almeno un periodo apprezzabile di tempo (es. albergo in cui si va in vacanza, seconda casa).

Per residenza invece si intende il luogo in cui la persona ha la dimora abituale (art.43, co.2, c.c.); rappresenta inoltre un dato formale, visto che l’eventuale variazione dell’indirizzo di residenza deve essere comunicato al Comune in cui il soggetto si trasferisce e tale dato costituisce quello ufficiale per l’invio di comunicazioni o notifiche.

Il domicilio, al contrario degli altri due istituti, attiene non tanto alla sfera personale del soggetto quanto a quella economico-sociale: infatti, esso è il luogo in cui la persona fisica intende stabilire la sede principale dei suoi affari e interessi (art.43, co.1, c.c.).

Si distinguono vari tipi di domicilio: volontario (cioè scelto liberamente dal soggetto), legale o necessario (imposto dalla legge), generale (se si riferisce a tutti gli affari di un soggetto, in maniera indistinta e indeterminata), speciale o eletto (riferito cioè a determinati affari o atti, con durata limitata al compimento degli stessi).

Solitamente domicilio e residenza coincidono, ma non sempre: ad esempio, l’Avvocato di solito ha la propria residenza nel luogo in cui abita e il domicilio presso il proprio Studio.

A differenza della residenza, una eventuale variazione del domicilio non richiede atti o comunicazioni ufficiali. Occorre però un legame tra il luogo che la persona sceglie come domicilio e l’attività che questa svolge.

Un discorso a parte va fatto per il concetto di “abitazione”. Essa in materia civilistica assume un significato ben diverso (art.1022 c.c.), mentre in diritto tributario si ha la fattispecie dell’abitazione principale (cioè quella in cui il soggetto ha la dimora abituale e la residenza anagrafica) rilevante ai fini IMU.

Pertanto, nel contesto che ci interessa, pare che il termine abitazione possa essere inteso come dimora, nel senso tecnico su indicato.

Ciò ovviamente in attesa di eventuali chiarimenti da parte del Governo.

Si può andare nelle seconde case?

Il DPCM del 10 Aprile faceva espresso divieto di spostarsi per andare in luoghi diversi dall’abitazione principale.

Il nuovo decreto, invece, da una parte non rinnova tale limitazione e dall’altra usa il termine abitazione – che pare potersi interpretare nel senso di dimora, come già esplicato – che potrebbe astrattamente ricomprendere la seconda casa.

Tuttavia, sempre un’interpretazione razionale del decreto non si sposa con tale conclusione.

È arrivata nella giornata del 27 Aprile a chiarire questo dubbio la dichiarazione del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli, che ha escluso questa possibilità, come condivisibile.

In conclusione, cosa si può e non si può fare?

Vista l’ovvia mancanza di precedenti e di interpretazioni ufficiali del provvedimento governativo, per rispondere alla domanda occorrerà fare riferimento al buon senso guidato dai motivi per cui lo stesso è stato emanato: fare uscire gradualmente il paese dal lockdown imposto per il coronavirus con molta prudenza e distanziamento sociale.

Insomma, la “Fase 2 dell'emergenza Covid-19” sarà comunque connotata non da un ritorno alla normalità (intesa come precedente al coronavirus) ma di convivenza con il rischio di diffusione della malattia Covid-19.

Aggiornamenti alle FAQ pubblicate sul sito della Presidenza del Consiglio

L’interpretazione restrittiva delle norme che governeranno anche la imminente “Fase 2 Covid-19”, auspicata e delineata nel corso del presente articolo, appare confermata dal tenore delle FAQ pubblicate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’interpretazione restrittiva delle norme che governeranno anche la imminente “Fase 2”, auspicata e delineata nel corso del presente articolo, appare confermata dal tenore delle FAQ pubblicate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Ed infatti ivi vengono consentiti gli spostamenti anche extraregionali che consentano il rientro presso il domicilio, l’abitazione o la residenza.

Tuttavia, è esplicitato che “una volta che si sia fatto rientro presso il proprio domicilio/abitazione/residenza anche provenendo da un’altra Regione (come consentito a partire dal 4 maggio 2020), non saranno più consentiti spostamenti al di fuori dei confini della Regione in cui ci si trova, qualora non ricorra uno dei motivi legittimi di spostamento”.

Permane il dubbio sulla legittimità degli spostamenti fra domicilio/abitazione/residenza collocati in luoghi diversi ma della stessa Regione, nonché sulla possibilità di raggiungere le seconde case: entrambi aspetti non chiariti dalle FAQ.


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Caterina Martino


Avvocato civilista a Firenze. Mi occupo prevalentemente di Diritto di Famiglia, Diritto del Lavoro e Diritto Agroalimentare.
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